On-Off

In scena un attore e, protagonista assoluta, la luce. Lampadine che si accendono e si spengono diventano punti, linee e tracce che rompono il buio e trasformano lo spazio in un gioco di scoperte. La luce può essere tutto: un fiore, una giostra, una candela, una ballerina, un papà, una mamma o un bambino. On-off nasce dalla curiosità dei più piccoli verso le fonti luminose, dal loro stupore nel comandare la luce e nel controllarne l’intensità. È un omaggio alla meraviglia dell’infanzia e un modo per accompagnare i bambini a non temere il buio, trasformandolo in un luogo di immaginazione. Musica e movimento seguono il ritmo delle lampadine, creando una danza che invita a esplorare, giocare e lasciarsi guidare dalla magia della luce.

Il circo delle nuvole

Nel teatro disegnato di Gek Tessaro parola, illustrazione, improvvisazione e proiezione si fondono in un unico linguaggio, con rime e immagini che si rincorrono a ritmo incalzante in un turbinio di emozioni straordinarie. La storia è quella del libro Il circo delle nuvole edito da Lapis: il signor Giuliano ha comprato il mondo e, disperato per avere tanto denaro e più nulla da comprare, volge gli occhi al cielo e scopre… il cielo e le nuvole, e sopra le nuvole un intero circo fatto di personaggi bizzarri e poetici, scherzi della natura e creature improbabili! Ecco cosa poter ancora comprare, finito il mondo c’è un cielo intero da acquistare!
Adesso Giuliano è diventato il padrone del circo, ma governa qualcosa che è fatto di nuvole e si dovrà rassegnare: non tutto si può comperare.

SPETTACOLO IN COLLABORAZIONE CON SCHIOLEGGE 8-11 APRILE 2027

La bambola e la bambina

Musica, pupazzi e scenografie in movimento si intrecciano in un’esperienza indimenticabile! Dalla figura misteriosa della Baba Jaga, custode di prove e trasformazioni, nasce uno spettacolo che porta i bambini dentro una fiaba antica e luminosa. La storia si ispira a quella di Vassilissa, in cui una bambola donata dalla madre alla figlia diventa guida, protezione e coraggio, come una matrioska che racchiude saggezza. La bambina affronta la strega, personaggio temuto ma fondamentale per crescere e scoprire la propria forza. La madre e Baba Jaga prendono vita con naturalezza e profondità, mentre bambole e melodie si uniscono in un gioco di narrazione e movimento. Le scenografie aprono ad un mondo f abesco che si sfoglia come un libro illustrato, accompagnando i bambini in un viaggio ricco di immagini, emozioni e scoperte.

Il carnevale degli animali

Un Carnevale degli Animali speciale in cui il pubblico si trasformerà in un coro di ruggiti, chioccii e ragli! L’invito è di venire in maschera: leone, gallina, tartaruga, elefante, canguro, pesce, cigno o emione (scopri cos’è!).
Guidati dalla musica di Saint-Saëns, si vivrà una parata spettacolare imparando a far parte dell’orchestra tra forme, suoni e colori. Lo spettacolo multidisciplinare di Atelier Elisabetta Garilli divenuto un celebre albo illustrato Carthusia) fonde narrazione, musica dal vivo, danza, mimo e illustrazioni realizzate in tempo reale con la lavagna luminosa per coinvolgere grandi e piccini in una festa indimenticabile.

AiAiAi Pinocchio!

La storia di Pinocchio è nota: creato da Mastro Geppetto e grazie alla Fata dai capelli turchini, attraversa mille avventure che lo porteranno a diventare un bambino in carne ed ossa. Avventuroso, vitale e ricco di rivelazioni metaforiche: questo è Pinocchio, personaggio insieme umano, animale, vegetale e artificiale.
Partendo dalla celebre storia di Collodi, AiAiAi Pinocchio! vuole spostare l’azione nell’epoca contemporanea che parla il linguaggio della generazione alpha, caratterizzato dalla presenza dell’intelligenza artificiale. Geppa è una tecnofila appassionata di creazione digitale che tenta di generare Pinocchio non più fatto di legno ma di pixel, dati e algoritmi. Ad accompagnare i due personaggi in questa avventura ci saranno Grillo parlante, un robot, e FATA TURKINA l’assistente vocale.

Clown in libertà

Lo storico spettacolo della compagnia torna in scena con tutta la sua energia travolgente: Clown in libertà è un concerto continuamente interrotto, un gioco scenico irresistibile in cui tre clown “talentuosi” si lasciano prendere da un’euforia infantile all’idea di avere il palco tutto per sé. Senza parole e senza trama dichiarata, lo spettacolo racconta un pomeriggio anomalo fatto di acrobazie, dispetti, duelli al rallentatore, giocolerie rubate e piramidi che sfidano l’equilibrio. La musica guida ogni gesto, sostiene ogni sorpresa e diventa la vera colonna narrativa di un viaggio comico ininterrotto. Un rito di divertimento puro, capace di conquistare, stupire e abbracciare il pubblico con la libertà contagiosa dei clown.

Scatole cinesi

Schio Musica si conclude con un duo virtuoso che utilizza i suoni cristallini del vibrafono e dell’arpa per un’esperienza musicale inedita.
Ravel compose originariamente Ma Mère l’Oye (Mamma Oca, in italiano) per pianoforte a quattro mani nel 1908, in omaggio ai due figli della coppia di amici Godebski. La suite è uno scrigno che, schiudendosi, apre un mondo di sogni delicati, accompagnandoli attraverso avventure misteriose: La Bella addormentata, Pollicino, Laideronnette imperatrice delle pagode di un’isola magica, una Bella dalla voce suadente e una Bestia dalla voce profonda e asmatica che si intrattengono al ritmo d’un valzer lento esensuale. Infine, si è trasportati in un giardino fatato, ricco di semplici ma indicibili bellezze, in cui il principe azzurro ha risvegliato con un bacio la principessa addormentata.
Il programma prosegue con Night Rain dall’album del 1981 Gallery, un brano evocativo che si inserisce nel filone minimale di Dave Samuels dove la ripetizione suggestiva di un motivo fa da sfondo, come in un arazzo, a figure sovrapposte. Il continuo passare dall’intreccio sottostante ai motivi più evidenti crea una magia estatica. I due brani di Saverio Tasca fanno parte delle composizioni “etniche europee” Fiore Nero e si dipana tra ritmiche balcaniche e mediterranee, con melodie che suggeriscono una festa campestre, un ritrovarsi sereno di persone amiche. Infine, la parte conclusiva del concerto si ispira a un aforisma di Igor Stravinsky: “Gli artisti mediocri prendono in prestito, quelli grandi rubano”.

ALESSIA LUISE
Già prima arpa dell’Orchestra Verdi di Milano, oltre che delle maggiori orchestre e teatri italiani, ha suonato con l’Orchestra della Filarmonica della Scala e ha fatto parte dell’Orchestra della Fondazione Arena di Verona. Molto attiva in ambito cameristico e solistico, è docente d’arpa presso il Conservatorio di Vicenza.

SAVERIO TASCA
Dopo il diploma in Italia, studia ad Amsterdam. In vari Concorsi Nazionali per Percussionisti è miglior classificato in trio (‘88) e come solista (‘89), e al Concorso Summertime in Jazz di Prato è Primo classificato (‘95). Ha suonato con l’Orchestra del Teatro La Fenice, l’Orchestra dell’Arena di Verona, Krasnoyarsk Chamber Orchestra ed è attivo come compositore e docente di conservatorio.

Vincitore XV Concorso Pianistico Nazionale Premio Lamberto Brunelli

Il pianoforte torna protagonista di un recital all’interno della Sala Calendoli. Civico da Camera ospita infatti Ruben Xhaferi, vincitore del XV Concorso Pianistico Nazionale Premio Lamberto Brunelli 2026, che per l’occasione esegue un ricco programma adatto anche a chi desidera avvicinarsi al mondo del pianoforte.
La Sonata in mi maggiore n. 30, op. 109, opera della maturità di Beethoven, è una delle sue ultime tre sonate per pianoforte, creata in una prolifica fase compositiva, e che rappresenta la ricerca di una nuova struttura e dialettica tra i movimenti che la compongono: due brevi movimenti iniziali, che lasciano spazio a un ricco tema con variazioni. Xhaferi presenta poi lo Scherzo n. 3 in do
diesis minore, op. 39 di Chopin, uno dei compositori più emblematici del pianoforte, opera che trasporta gli ascoltatori in un clima d’irrequietezza ed energia. Anche con il successivo brano di Čajkovskij del 1856, Dumka “Scena rustica russa” in do minore, op. 59, il virtuosismo del concertista viene sollecitato da una musica accattivante, frenetica e travolgente di un genere musicale derivato da alcuni canti popolari slavi. Infine, a chiudere il programma, Trois mouvements de Pétrouchka, trascrizione originale del balletto composto nel 1911 da Stravinsky e ben lungi dall’essere una semplice riduzione per pianoforte. Petruška, attraverso l’infelice storia di un burattino che prende vita, fa riflettere sull’umanità e i sentimenti, e rappresenta una delle pagine più riuscite di Stravinsky.

RUBEN XHAFERI
Italo-albanese classe 2005, inizia lo studio del pianoforte all’età di 5 anni. Tiene recital solistici per importanti istituzioni e festival in Italia e all’estero, tra cui la Cappella Paolina del Quirinale, il
Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio di Firenze, il Teatro Olimpico di Vicenza.
Attualmente frequenta il corso di biennio accademico al Conservatorio “C. Pollini” di Padova con A. Taverna e segue il corso di Alta Formazione all’Accademia di “Santa Cecilia” di Roma con B. Lupo, oltre ai corsi di perfezionamento presso l’Accademia Chigiana sotto la guida di Lilya Zilberstein.

Blue Reeds

Civico da Camera prosegue con una serata che promette al pubblico un giro del mondo in musica. Alla guida di questo vibrante viaggio sonoro, un eccezionale duo sassofono-fisarmonica anima la Sala Calendoli del Teatro Civico superando i confini geografici e temporali, trasportando il pubblico in un itinerario appassionante e memorabile. Luis Lanzarini e Maurizio De Luca ci accompagnano infatti in un vero e proprio percorso musicale tra diversi stili, ritmi, epoche storiche e zone geografiche, mettendo al centro la sorprendente versatilità dei loro rispettivi strumenti. Il repertorio del duo spazia con disinvoltura dal rigore raffinato del barocco all’appassionata atmosfera ottocentesca della Carmen di Bizet, dal Novecento inoltrato fino alla creazione contemporanea (quasi) nostrana.
Attraverso i brani scelti, Lanzarini e De Luca attraversano idealmente Francia, Stati Uniti, Argentina e Italia, mostrando le potenzialità e il dialogo possibile tra i due strumenti ad ancia (in inglese reed), apparentemente così diversi, eppure in grado di fondersi e di creare sonorità avvolgenti, dove la tradizione dialoga con la modernità. Un appuntamento unico da non perdere.

LUIS LANZARINI
Insegnante di conservatorio, oltre al sassofono, ha studiato Organo e Composizione Organistica e ha conseguito il master in Contemporary Repertoire Conducting presso il Conservatorio della
Svizzera Italiana di Lugano. Vincitore di numerosi concorsi, dedica particolare attenzione ai progetti crossover portando il sassofono all’interno della musica sacra.

MAURIZIO DE LUCA
Dopo i primi studi in pianoforte e organo, si dedica alla fisarmonica, vincendo diversi concorsi. Ha studiato alla Gustav Mahler Privatuniversität di Klagenfurt e presso la Universität für Musik und darstellende Kunst di Graz. È dedicatario di molti brani presentati in prima esecuzione assoluta.

Extra moenia

La stagione si conclude con una regista di fama internazionale: Emma Dante (Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia 2026) da sempre dedica uno sguardo coraggioso e innovativo agli ultimi e agli emarginati. Al Teatro Civico porta in scena una ballata allegorica che mostra le atrocità del nostro tempo, con 14 straordinari interpreti.
Extra moenia, che in latino significa “fuori dalle mura della città”, racconta i momenti di una giornata qualunque di una comunità. In un crescendo animato di suoni, parole e gesti, senza una trama precisa si susseguono accadimenti legati al presente. Nella pièce ci sono un ferroviere, la donna ucraina che scappa dai bombardamenti, il migrante che arriva dal Congo, il militare che esalta la guerra, due innamorati che si promettono amore ma lei non si decide a sposarlo, una famiglia religiosa, una donna iraniana, due calciatori del Palermo, lo stupro del branco, il grido di protesta e il canto di speranza.
Tutti si ritrovano per strada, fuori dalle mura di casa, per vivere insieme le meraviglie e le miserie della vita.
Alla fine della giornata questa comunità è immersa in un mare di plastica dove, dolcemente, si lascia andare alla deriva. L’umanità che la regista descrive rispecchia le vite di tutti i giorni, segnate dal disincanto ma anche dalla recondita speranza che possa tornare un salvifico umanesimo.
Le relazioni, gli incontri, le frustrazioni e i fallimenti sono alcuni dei tasselli di questo frenetico mosaico. Dall’alba al tramonto tutti e tutte camminano insieme, nella stessa direzione. Il cammino è l’unico modo per liberarsi del proprio fardello in un rituale condiviso, liberatorio e potente.

EMMA DANTE
“Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile”. Motivazione Leone d’Oro alla Carriera Biennale di Venezia 2026.

Concerto di Capodanno

Non può mancare il tradizionale concerto di auguri per l’anno nuovo al Teatro Civico, appuntamento spumeggiante che coniuga eleganza e leggerezza, anche quest’anno in doppia recita alle 17:00 e alle 21:00. In scena nuovamente l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta dal maestro Costantini e con la conduzione della serata a cura di Elena Filini, a replicare il format che si è fatto apprezzare
nell’ultima edizione del Capodanno. Opera italiana e tradizione viennese si alterneranno dando spazio ora alla sola orchestra e ora ai cantanti solisti, tra celebri ouverture, arie, polke e valzer.
E dopo l’immancabile brindisi in musica da Traviata, al termine di entrambi gli appuntamenti, brindisi al nuovo anno nel foyer del teatro.

ORCHESTRA REGIONALE FILARMONIA VENETA
Fondata nel 1980, è stata per anni protagonista indiscussa delle stagioni concertistiche e liriche del Teatro Comunale di Treviso, del Teatro Sociale di Rovigo e di OperaEstate Festival. Nel 1999, l’orchestra si è costituita in associazione autonoma prendendo il nome attuale: ORV – Orchestra Regionale Filarmonia Veneta. Da allora ha proseguito una vivace attività concertistica e operistica nei principali teatri italiani, distinguendosi per qualità artistica e versatilità.
Nel 2025, Danilo Rossi, già prima viola del Teatro alla Scala e figura di spicco nel panorama musicale italiano, è stato nominato Direttore Artistico di ORV. Sempre nel 2025, ORV ha ottenuto un
importante riconoscimento nazionale classificandosi terza al concorso Art Bonus “Spettacolo dal vivo” per l’attività svolta nel 2023.

Concerto di Capodanno

Non può mancare il tradizionale concerto di auguri per l’anno nuovo al Teatro Civico, appuntamento spumeggiante che coniuga eleganza e leggerezza, anche quest’anno in doppia recita alle 17:00 e alle 21:00. In scena nuovamente l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta dal maestro Costantini e con la conduzione della serata a cura di Elena Filini, a replicare il format che si è fatto apprezzare
nell’ultima edizione del Capodanno. Opera italiana e tradizione viennese si alterneranno dando spazio ora alla sola orchestra e ora ai cantanti solisti, tra celebri ouverture, arie, polke e valzer.
E dopo l’immancabile brindisi in musica da Traviata, al termine di entrambi gli appuntamenti, brindisi al nuovo anno nel foyer del teatro.

ORCHESTRA REGIONALE FILARMONIA VENETA
Fondata nel 1980, è stata per anni protagonista indiscussa delle stagioni concertistiche e liriche del Teatro Comunale di Treviso, del Teatro Sociale di Rovigo e di OperaEstate Festival. Nel 1999, l’orchestra si è costituita in associazione autonoma prendendo il nome attuale: ORV – Orchestra Regionale Filarmonia Veneta. Da allora ha proseguito una vivace attività concertistica e operistica nei principali teatri italiani, distinguendosi per qualità artistica e versatilità.
Nel 2025, Danilo Rossi, già prima viola del Teatro alla Scala e figura di spicco nel panorama musicale italiano, è stato nominato Direttore Artistico di ORV. Sempre nel 2025, ORV ha ottenuto un
importante riconoscimento nazionale classificandosi terza al concorso Art Bonus “Spettacolo dal vivo” per l’attività svolta nel 2023.

ContrastInAria

La rassegna Schio Musica prosegue nel nuovo anno con il filone Civico da Camera, che propone concerti di piccole ensemble nell’intimità della Sala Calendoli.
Con una serata interamente dedicata alla fisarmonica, la musica da camera torna quindi a riempire la storica sala del ridotto, ideata proprio per ospitare concerti, conferenze, veglioni e feste danzanti. Per la prima volta è nel cartellone del teatro scledense il Florence Acco Quartet, nato per valorizzare e diffondere il repertorio cameristico per fisarmonica, il cui repertorio spazia dalla musica barocca alla contemporanea, includendo trascrizioni, colonne sonore, tango e composizioni originali, con particolare attenzione alla valorizzazione delle potenzialità timbriche ed espressive della fisarmonica in formazione cameristica.
Per la serata alla Sala Calendoli, il Florence Acco Quartet va in scena con una selezione di brani di tre grandi compositori del passato (C. Gluck, J. Pachelbel e A. Piazzolla) e di quattro compositori contemporanei (T. Bedetti, I. Battiston, E. Stracchi e J. Wojtarowicz). Il quartetto darà prova della versatilità stilistica e della raffinatezza interpretativa per il quale è noto sulla scena concertistica nazionale e internazionale.

FLORENCE ACCO QUARTET
Formato da Irene Squizzato, Péter Kiss, Anna Bodnar e Giuseppe De Nitto, è un ensemble di fisarmoniche fondato sotto la guida di Ivano Battiston presso il Conservatorio “L. Cherubini”
di Firenze. I quattro componenti, tutti diplomati presso lo stesso Conservatorio, sono vincitori di numerosi concorsi nazionali e internazionali, tra cui il Primo Premio al 13° Swiss International Music Competition di Lugano. Il quartetto svolge un’intensa attività concertistica, esibendosi in importanti istituzioni e contesti culturali, con concerti in Italia e Ungheria.

Shōjin

Luca Dell’Anna Quartet approda al Teatro Civico in questa stagione musicale che esplora generi e formazioni. Il gruppo nasce dall’evoluzione del trio che Luca Dell’Anna ha formato a Udine nel 2022 con Alessandro Fedrigo al basso elettrico e fretless e Luca Colussi alla batteria. Dopo il primo capitolo discografico Tactile, infatti, presentato anche in Giappone con il sassofonista Ryoma Mano, primo contralto della all-star big band del Blue Note di Tokyo, il progetto si è ampliato in Shōjin.
Il lavoro approfondisce il dialogo fra scrittura e improvvisazione, energia ritmica e ricerca timbrica, in una prospettiva contemporanea che mette in relazione sensibilità europea, tradizione post-bop newyorkese e immaginario giapponese. Sul disco la voce del sax contralto è affidata a Ryoma Mano; nelle presentazioni italiane del progetto quella parte viene riletta dall’ospite d’onore Mauro Negri, musicista di riferimento del jazz europeo. Stefano Amerio, produttore del disco e figura chiave di Artesuono, ha accompagnato questo percorso con il suo lavoro di producer e sound engineer, dando continuità sonora a un progetto ormai chiaramente riconoscibile.

LUCA DELL’ANNA QUARTET
Luca Dell’Anna è pianista e compositore. Definito dalla critica “una delle realtà più interessanti emerse sulla scena jazzistica italiana”. Mauro Negri è uno dei grandi nomi del jazz italiano, in
questo progetto rilegge dal vivo, con la sua autorevole personalità, la parte del sax presente su Shōjin.
Luca Colussi è batterista, presenza di rilievo nel jazz italiano ed europeo. Nella formazione di Dell’Anna è una delle chiavi dell’interplay e unisce controllo dinamico, creatività e una forte coscienza del suono collettivo.
Alessandro Fedrigo è bassista, compositore e improvvisatore, tra i più riconosciuti specialisti italiani del basso fretless.Nel progetto il suo basso contribuisce in modo decisivo alla profondità
timbrica e alla forza narrativa del gruppo.

Vorrei una voce

Tindaro Granata, artista dalla poetica limpida e delicata, torna a Schio dopo il successo de Il Malato Immaginario nel 2025. Vorrei una voce è uno spettacolo in forma di monologo costruito attraverso le canzoni di Mina, ispirato dal lungo percorso teatrale che Granata ha realizzato alla Casa Circondariale di Messina con le detenute di alta sicurezza.
Il fulcro della drammaturgia è il sogno: perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé. Vorrei una voce è dedicato a chi ha perso la capacità di farlo. L’autore racconta che l’idea del percorso in carcere era quella di far entrare le detenute nei propri ricordi, in un proprio spazio, dove tutto sarebbe stato possibile, recuperando una femminilità annullata, la libertà di espressione dell’anima e del corpo in un luogo che, per forza di cose, tende quotidianamente ad annullare tutto questo.
Ognuna delle donne, attraverso il canto in playback dei brani di Mina, ha tentato di trasmettere la forza e la potenza della propria storia per liberarsi da pensieri, angosce, fallimenti di una vita.

TINDARO GRANATA
Nato a Tindari, nel 2002 intraprende il suo percorso con Massimo Ranieri. Dal 2007 inizia un sodalizio con il regista Carmelo Rifici, lavorando per le produzioni più importanti del sistema teatrale italiano e svizzero. Esordisce nel 2011 con Antropolaroid, per il quale riceve il Premio ANCT Associazione Nazionale dei Critici di Teatro come miglior spettacolo d’innovazione. Con Invidiatemi come io ho invidiato voi (2013) si aggiudica il Premio Mariangela Melato come miglior attore emergente. Nel 2016 debutta con Geppetto e Geppetto, sul tema della stepchild adoption, che gli vale il Premio Ubu come miglior novità o progetto drammaturgico e il Premio Hystrio Twister 2017 come miglior spettacolo dell’anno. Nel 2023 vince nuovamente il Premio ANCT per il suo percorso artistico di attore e drammaturgo e in qualità di operatore culturale.

Una Notte per Faber

La rassegna musicale prosegue con un appuntamento speciale, frutto di una collaborazione che ha portato in residenza al Teatro Civico l’artista scledense Andrea Filippi, già apprezzato per i suoi tributi a Faber, e la Compagnia dei Notturni per l’allestimento del nuovo spettacolo musicale. Questa nuova produzione è presentata in anteprima a Schio e avvierà il tour da Milano per raggiungere le principali città italiane.
Una Notte per Faber è uno spettacolo musicale interamente dedicato a Fabrizio De André, un’esperienza immersiva nella quale musica, teatro, narrazione e scenografia si intrecciano per accompagnare il pubblico all’incontro e alla riscoperta dell’opera di colui che è considerato il più grande cantautore italiano. Dal porto della città di Genova prende il largo una traversata notturna. Andrea Filippi e la Compagnia dei Notturni conducono il pubblico attraverso i luoghi, le storie e i personaggi raccontati da Faber, riscoprendone l’attualità e il profondo valore umano, artistico e culturale. Un cast di otto giovani artisti sul palcoscenico, oltre venti strumenti musicali e un impianto teatrale e scenografico pensato per trasformare il concerto in un vero e proprio viaggio notturno attraverso l’opera del cantautore genovese.

ANDREA FILIPPI
Musicista, cantante e attore scledense classe 1999, Andrea Filippi si laurea con lode al Conservatorio di Vicenza. Profondamente legato al cantautorato italiano e a Fabrizio De André, si dedica ad approfondirne le opere e ad interpretarle. Nel 2018 fonda la compagnia “I Notturni”, portando nelle piazze e nei teatri italiani spettacoli sul grande cantautorato, da formazioni in duo a formazioni sinfoniche. In carriera condivide il palco con grandi nomi come Dori Ghezzi e Cristiano De André, ed è ospite di festival, trasmissioni televisive e convegni universitari. Nel 2024 interpreta Faber nel film RAI 1 Com’è umano lui! diretto da Luca Manfredi, ruolo con cui si aggiudica il Premio Cinematografico Nino Manfredi.

Musiche di Hummel e Brahms

Il Teatro Civico ospita in Schio Musica un evento destinato a farsi ricordare. Una tra le più rinomate compagini italiane, l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, sale sul palcoscenico scledense diretta da Dmitri Jurowski, al suo ritorno sul podio, assieme all’acclamato solista e virtuoso Sergei Nakariakov, al debutto con l’orchestra areniana.
Ad aprire il programma, proprio il cavallo di battaglia di Nakariakov, un famoso Concerto per tromba e orchestra, quello dell’altrimenti oggi trascurato Johann Nepomuk Hummel, allievo di Mozart e Salieri, e brillante pianista all’alba del romanticismo musicale. Nella seconda parte, proseguendo il proprio percorso di esecuzione dell’integrale della musica sinfonica di Johannes Brahms, l’Orchestra proporrà la sperimentale e ammaliante Serenata n. 2 per piccola orchestra, terminata nel 1859 da un ventiseienne Brahms e minuziosamente riveduta sedici anni dopo.
Nella serenata spicca l’assenza dei violini e del loro tipico registro acuto, che permette all’autore di creare sonorità più scure, velate e un’atmosfera pensosa, pur senza rinunciare a momenti brillanti e spensierati. Un’occasione unica di immergersi nell’universo intimo e tardoromantico del compositore di Amburgo.

DMITRI JUROWSKI
Il più giovane rappresentante di una nota dinastia musicale russa, collabora con le principali orchestre internazionali e al fianco dei più noti solisti. Dal 2015 è Direttore musicale dell’Opera di Stato di Novosibirsk. Oltre alla musica classica tedesca, russa e slava, al romanticismo e al primo modernismo, è particolarmente interessato alle opere di compositori come Korngold, Zemlinsky e Schreker.

SERGEI NAKARIAKOV
È uno dei trombettisti più ricercati sulla scena internazionale. Dotato di un sorprendente virtuosismo, unito a un suono soave e vellutato e a una profonda sensibilità, le principali orchestre del mondo e i più noti direttori ne hanno accompagnato le magistrali interpretazioni.

Extra moenia

La stagione si conclude con una regista di fama internazionale: Emma Dante (Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia 2026) da sempre dedica uno sguardo coraggioso e innovativo agli ultimi e agli emarginati. Al Teatro Civico porta in scena una ballata allegorica che mostra le atrocità del nostro tempo, con 14 straordinari interpreti.
Extra moenia, che in latino significa “fuori dalle mura della città”, racconta i momenti di una giornata qualunque di una comunità. In un crescendo animato di suoni, parole e gesti, senza una trama precisa si susseguono accadimenti legati al presente. Nella pièce ci sono un ferroviere, la donna ucraina che scappa dai bombardamenti, il migrante che arriva dal Congo, il militare che esalta la guerra, due innamorati che si promettono amore ma lei non si decide a sposarlo, una famiglia religiosa, una donna iraniana, due calciatori del Palermo, lo stupro del branco, il grido di protesta e il canto di speranza.
Tutti si ritrovano per strada, fuori dalle mura di casa, per vivere insieme le meraviglie e le miserie della vita.
Alla fine della giornata questa comunità è immersa in un mare di plastica dove, dolcemente, si lascia andare alla deriva. L’umanità che la regista descrive rispecchia le vite di tutti i giorni, segnate dal disincanto ma anche dalla recondita speranza che possa tornare un salvifico umanesimo.
Le relazioni, gli incontri, le frustrazioni e i fallimenti sono alcuni dei tasselli di questo frenetico mosaico. Dall’alba al tramonto tutti e tutte camminano insieme, nella stessa direzione. Il cammino è l’unico modo per liberarsi del proprio fardello in un rituale condiviso, liberatorio e potente.

EMMA DANTE
“Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile”. Motivazione Leone d’Oro alla Carriera Biennale di Venezia 2026.

Il delirio del particolare

Dopo il misterioso e ironico Boston Marriage, Maria Paiato, interprete sopraffina, si misura con una stimolantissima sfida, interpretando il testo di Vitaliano Trevisan con la regia di Giorgio Sangati.
L’anziana vedova di un ricco imprenditore ritorna nella sua villa sul lago di Garda, progettata insieme al cimitero di famiglia da un eccentrico architetto. Anche se non viene mai nominato non è difficile riconoscere la figura di Carlo Scarpa, uno dei più grandi maestri dell’architettura del secolo scorso, così come è inevitabile cogliere il riferimento alla splendida Tomba Brion. La donna non mette piede nella casa da anni e da decenni è tramontato anche il mondo economico e culturale di cui è stata protagonista.
Forse, come è già successo per la fabbrica, anche la villa dovrà essere venduta. In una sorta di ipnotico flusso di coscienza, la vedova ripercorre la sua vita: il passato di attrice, l’abbandono della carriera a favore del ruolo di moglie e madre e, infine, il rapporto quasi morboso con il grande architetto. In questo tempo sospeso, la vedova incontra un professore universitario che sta scrivendo un saggio sul suo maestro: sarà proprio lui a svelarle l’enigma della morte dell’architetto in Giappone, cadendo da una scala per osservare il particolare di un gradino.
Emerge così il ritratto di un uomo geniale, ossessionato dai dettagli e dal controllo, un regista capace di giocare con lo spazio e con il tempo e di sfidare il mistero della morte. Vitaliano Trevisan ha composto un testo metafisico, dove il racconto del magistero di Scarpa diviene un meraviglioso pretesto per svolgere una malinconica, struggente riflessione sull’arte e sulla fine.

GIORGIO SANGATI
Giorgio Sangati si diploma come attore alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano dove lavora diversi anni come assistente di Luca Ronconi. Ha portato in scena testi classici e contemporanei per importanti teatri nazionali (Piccolo Teatro, ERT, Teatro Stabile del Veneto, Teatro Stabile di Napoli, Centro Teatrale Bresciano e Teatro Biondo di Palermo) e internazionali (Teatro Vakhtangov di Mosca e Teatro Nazionale Croato di Fiume). Si occupa di formazione e ha collaborato con la Biennale di Venezia, il Teatro Stabile del Veneto, il Centro Teatrale Santa Cristina, l’Accademia Carlo Goldoni, l’ADDA e la Scuola per attori del Teatro di Napoli.

Lapocalisse

Dal palco di Propaganda Live al Teatro Astra di Schio: Valerio Aprea e Makkox osservano il presente con sguardo satirico e impietoso, chiedendosi se e come poter scongiurare il destino del mondo che sembra ineluttabile.
L’apocalisse è imminente. L’apocalisse è prossima. L’apocalisse è inevitabile. Ma siamo proprio sicuri?
Davvero non c’è un barlume di speranza? Dalla scienza al suo opposto, dagli algoritmi alle abitudini quotidiane, dalla politica al progresso e l’inerzia che lo frena, Valerio Aprea, noto al grande pubblico per i ruoli in Boris e Smetto quando voglio, porta in scena una serie di monologhi scritti per lui da Marco Dambrosio, in arte Makkox, in un assolo iperbolico che coinvolge il pubblico attorno al concetto di cambiamento, necessario ad affrontare il buio che ci minaccia. Comicità e assurdo divengono strumenti affilati per affrontare e provare a scongiurare il grande spauracchio dell’apocalisse.

VALERIO APREA
Attore di teatro, cinema e tv. È uno dei tre sceneggiatori de Gli occhi del cuore nella serie tv Boris e uno dei due latinisti nella saga cinematografica Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, che gli vale la candidatura ai David di Donatello 2014. In teatro il lungo sodalizio con Mattia Torre: dal primo monologo In mezzo al mare (2003), passando per Gola e altri pezzi brevi (2012), fino a Qui e ora (2013) trasmessi su Rai3 e Raiplay. Su Sky è tra i protagonisti della serie A casa tutti bene di Gabriele Muccino per la quale riceve la candidatura ai Nastri d’Argento 2022. Dal 2024, per il Teatro di Roma, porta in scena Il giorno in cui mio padre mi ha insegnato ad andare in bicicletta di Sandro Bonvissuto, edito da Einaudi.

Scaramuccia

L’esilarante compagnia vicentina, dopo il successo di Arlecchino muto per spavento, si confronta ora con un altro grande personaggio della Commedia dell’Arte in una versione inedita, densa di equivoci, scambi di persona, duelli, canti e improvvisazione. Siamo nel 1645 a Creta, isola del dominio veneziano. Mentre la guerra è alle porte, Pantalone de Bisognosi, facoltoso colono dell’isola, intreccia rapporti con la capitale Venezia per dare in sposa la figlia Ortensia al ricco Don Alonso.
Ma l’uomo, come un novello Casanova, ha promesso il proprio cuore alla giovane Flavia. In una notte lasciva, Don Alonso si imbatte in Scaramuccia, napoletano male in arnese, e nel suo servo Arlecchino, e ne nasce, per l’appunto, una scaramuccia in cui Don Alonso ha la peggio. Scaramuccia ne assume l’identità e parte in direzione di Creta. Prende così vita una storia che, come nella tradizione della commedia all’improvviso, mescola il serio e il faceto, il sacro e il profano, la storia e il romanzo, e ci porta in un viaggio straordinario tra le antiche maschere, le navi dalle alte vele e le solide mura di Creta.

STIVALACCIO TEATRO
Compagnia teatrale vicentina, si occupa di teatro popolare, Commedia dell’Arte e teatro ragazzi. Si dedica alla diffusione del teatro attraverso la produzione di spettacoli, la formazione e l’organizzazione di festival e rassegne. La cifra stilistica della compagnia si colora di stupore, artigianato, oggetti che si trasformano, parola che diventa corpo e corpo che parla. Un teatro popolare e popolato di persone, di idee, di luci, di sguardi e di storie da raccontare. Tra le opere: Don Chisciotte, Romeo e Giulietta, Il malato immaginario e Arlecchino muto per spavento.

Paso Doble

La collaborazione con il Festival Danza in Rete prosegue anche quest’anno nella sezione OFF del festival, dedicata ai nuovi artisti della danza e ai linguaggi del contemporaneo. La rassegna Tempo Presente dedica ogni anno un appuntamento all’arte coreutica attraverso compagnie e artisti che utilizzano il corpo in scena e il movimento per indagare tematiche legate all’accessibilità, all’inclusione e alla diversità.
A cosa pensi quando balli?
In un quadrato si incontrano una danzatrice e un ragazzo ipovedente alle prime armi sulla scena. Provano a rispondere con frammenti di storie di vita, i movimenti si fanno sempre più scomodi, interrotti da esercizi ispirati al libro L’arte di Vedere di Aldous Huxley, in cui l’autore propone esercizi per l’immaginazione, tentativi di uscire dall’immobilità dello sguardo per cambiare prospettiva. I ricordi si susseguono, a volte le parole vengono interpretate diversamente, i movimenti si mescolano, diventano sempre più familiari, condivisi, creano insieme nuovi immaginari.
Paso Doble sperimenta piani che si moltiplicano tra parola e corpo, sguardo e descrizione, in un passo a due che approfondisce la soggettività del movimento e le possibilità di entrare nel mondo dell’altro fino quasi a perdersi in nuove realtà.

CAMILLA GUARINO
Performer e autrice, è laureata al DAMS di Bologna e diplomata al Master in drammaturgia e sceneggiatura presso l’Accademia “Silvio d’Amico”. Nel 2021 e 2022 debutta insieme a Giuseppe Comuniello come autrice e interprete con Let Me Be e Pornodrama. Scrive e interpreta audio- descrizioni in ambito coreografico attraverso un lavoro drammaturgico legato alla poesia in contesti internazionali.

GIULIA CAMPOLMI
utrice laureata in Theatre Practice and Design For Performance al Central St. Martins College of Art and Design di Londra, si specializza nella creazione di spettacoli site-specific. A Londra lavora ed è artista associata di Shunt Events e collabora con altri artisti e realtà tra cui Artangel, Hofesh Shechter, Veronique Van Meerbek e Tina Lonergan. In Italia lavora come scenografa e costumista anche per la tournée Inferno, Purgatorio e Paradiso  di Romeo Castellucci e si diploma al Master di Illustrazione per l’editoria Ars in Fabula.

Raperonzolo.

Attraversare il bosco è un’avventura: rami che sfi orano, ombre che inquietano, foglie che sussurrano storie antiche. È qui che nasce il viaggio di Ravanellina, la bambina che non c’era ancora, ma che due genitori desideravano con tutto il cuore. La sua fiaba, ispirata a Raperonzolo e arricchita da suggestioni contemporanee, racconta il coraggio di crescere: una bambina che vive tra due famiglie, sogna la libertà e aff ronta un bosco fatto di paure, solitudine e desideri. È un racconto che parla ai bambini e agli adulti, perché le fiabe, fuori dal tempo e dallo spazio, trasformano emozioni in immagini, aiutano a comprendere ciò che non sappiamo dire e danno forma all’inconscio del mondo. Un invito a ritrovare, insieme, la strada giusta. immagini, aiutano a comprendere ciò che non sappiamo dire e danno forma all’inconscio del mondo. Un invito a ritrovare, insieme, la strada giusta.

La Notte Dei Bambini

Giuliana Musso, artista che ha segnato il panorama del teatro civile in Italia, profondamente legata al pubblico di Schio, dirige Gaia Nanni, interprete eclettica, giocosa e popolare. La Notte dei Bambini è un racconto teatrale che s’ispira ad un fatto realmente accaduto: il trasferimento alla nuova sede, in una singola notte, dell’Ospedale Meyer di Firenze, l’Ospedale dei bambini. La notte è quella del 14 dicembre 2007: la città si concentra tutta su un percorso protetto che vedrà il passaggio di ambulanze silenziose, motociclette della polizia e dei carabinieri, taxi, auto mediche, autobus pubblici. Intorno a loro 200 vigili urbani volontari, 230 volontari della protezione civile, 50 agenti di polizia e carabinieri. Scendono in strada anche gli abitanti, portando delle lucine colorate e dei palloncini per allietare il passaggio dei bambini, bevande calde e coperte per i volontari. La Notte dei Bambini è la storia di una comunità che si riscopre felice d’essere solidale e sentimentale, che riconosce i mille fili invisibili che ci legano tutti insieme all’umanissima fragilità. Gaia Nanni offre un monologo divertente e denso, una storia semplice, che sembra una favola ma non lo è: è il resoconto di come, in un’emergenza, a noi tutti venga consegnata la possibilità di fare del bene e di come quel bene spontaneo ci renda felici d’essere ciò che siamo.

 

GIULIANA MUSSO

Premio della Critica 2005 e 2021, Premio Cassino Off 2017, Hystrio 2017 per la drammaturgia, Ipazia per il Teatro 2023. È tra i maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine italiano: un teatro che fonde la ricerca sociologica con la poesia, la denuncia e la comicità. Nel 2001 inizia l’attività di scrittura con il monologo Nati in casa che diviene un manifesto per la nascita attiva in Italia. Lo seguono Sex Machine e Tanti saluti, spettacoli parte di una trilogia andata in scena a Schio. Intraprende un percorso di analisi sulle forme contemporanee della violenza di sistema con gli spettacoli Indemoniate, Odiare Medea, La Fabbrica dei preti, Mio Eroe, La Scimmia, Dentro, molti dei quali andati in scena a Schio.

 

Scaramuccia

L’esilarante compagnia vicentina, dopo il successo di Arlecchino muto per spavento, si confronta ora con un altro grande personaggio della Commedia dell’Arte in una versione inedita, densa di equivoci, scambi di persona, duelli, canti e improvvisazione. Siamo nel 1645 a Creta, isola del dominio veneziano. Mentre la guerra è alle porte, Pantalone de Bisognosi, facoltoso colono dell’isola, intreccia rapporti con la capitale Venezia per dare in sposa la figlia Ortensia al ricco Don Alonso.
Ma l’uomo, come un novello Casanova, ha promesso il proprio cuore alla giovane Flavia. In una notte lasciva, Don Alonso si imbatte in Scaramuccia, napoletano male in arnese, e nel suo servo Arlecchino, e ne nasce, per l’appunto, una scaramuccia in cui Don Alonso ha la peggio. Scaramuccia ne assume l’identità e parte in direzione di Creta. Prende così vita una storia che, come nella tradizione della commedia all’improvviso, mescola il serio e il faceto, il sacro e il profano, la storia e il romanzo, e ci porta in un viaggio straordinario tra le antiche maschere, le navi dalle alte vele e le solide mura di Creta.

 

STIVALACCIO TEATRO

Compagnia teatrale vicentina, si occupa di teatro popolare, Commedia dell’Arte e teatro ragazzi. Si dedica alla diffusione del teatro attraverso la produzione di spettacoli, la formazione e l’organizzazione di festival e rassegne. La cifra stilistica della compagnia si colora di stupore, artigianato, oggetti che si trasformano, parola che diventa corpo e corpo che parla. Un teatro popolare e popolato di persone, di idee, di luci, di sguardi e di storie da raccontare. Tra le opere: Don Chisciotte, Romeo e Giulietta, Il malato immaginario e Arlecchino muto per spavento.

Vorrei una voce

Tindaro Granata, artista dalla poetica limpida e delicata, torna a Schio dopo il successo de Il Malato Immaginario nel 2025. Vorrei una voce è uno spettacolo in forma di monologo costruito attraverso le canzoni di Mina, ispirato dal lungo percorso teatrale che Granata ha realizzato alla Casa Circondariale di Messina con le detenute di alta sicurezza.
Il fulcro della drammaturgia è il sogno: perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé. Vorrei una voce è dedicato a chi ha perso la capacità di farlo. L’autore racconta che l’idea del percorso in carcere era quella di far entrare le detenute nei propri ricordi, in un proprio spazio, dove tutto sarebbe stato possibile, recuperando una femminilità annullata, la libertà di espressione dell’anima e del corpo in un luogo che, per forza di cose, tende quotidianamente ad annullare tutto questo.
Ognuna delle donne, attraverso il canto in playback dei brani di Mina, ha tentato di trasmettere la forza e la potenza della propria storia per liberarsi da pensieri, angosce, fallimenti di una vita.

TINDARO GRANATA
Nato a Tindari, nel 2002 intraprende il suo percorso con Massimo Ranieri. Dal 2007 inizia un sodalizio con il regista Carmelo Rifici, lavorando per le produzioni più importanti del sistema teatrale italiano e svizzero. Esordisce nel 2011 con Antropolaroid, per il quale riceve il Premio ANCT Associazione Nazionale dei Critici di Teatro come miglior spettacolo d’innovazione. Con Invidiatemi come io ho invidiato voi (2013) si aggiudica il Premio Mariangela Melato come miglior attore emergente. Nel 2016 debutta con Geppetto e Geppetto, sul tema della stepchild adoption, che gli vale il Premio Ubu come miglior novità o progetto drammaturgico e il Premio Hystrio Twister 2017 come miglior spettacolo dell’anno. Nel 2023 vince nuovamente il Premio ANCT per il suo percorso artistico di attore e drammaturgo e in qualità di operatore culturale.

La guerra com’è

La voce intensa di Elio Germano incontra la musica di Teho Teardo per dare vita alle pagine di Gino Strada in un’esperienza di teatro civile che racconta la guerra, i diritti e l’umanità. Un viaggio appassionato tra esperienze vissute in prima linea e riflessioni sul diritto universale alla salute.
Le parole potenti, autentiche e dirette del fondatore di EMERGENCY hanno ispirato i due artisti per questo reading teatrale. Il testo racconta le esperienze che lo hanno condotto da giovane chirurgo di Sesto San Giovanni fino ai Paesi più lontani, per seguire l’idea che portava avanti con la sua passione e con la sua ONG: salvare vite umane e lottare per i loro diritti. Una narrazione appassionata e avventurosa delle radici che hanno ispirato Gino Strada, viaggio dopo viaggio.

ELIO GERMANO
Debutta giovanissimo in teatro e si forma tra cinema, televisione e scrittura scenica. Ha lavorato con registi come Luchetti, Salvatores, Bellocchio e Segre, distinguendosi per intensità e versatilità interpretativa. È protagonista di molte pellicole e nella sua carriera ha vinto diversi premi tra cui sei David di Donatello, un Silver Bear, tre Nastri d’Argento e il premio come miglior attore al Festival di Cannes nel 2010.

THEO TEARDO
Compositore, musicista e sound designer, ha firmato le colonne sonore di numerosi film di Bellocchio, Sorrentino, Vicari e Salvatores, ricevendo riconoscimenti quali il David di Donatello, il Premio Ennio Morricone e l’Irish Theatre Award. Collabora con artisti internazionali tra cui Blixa Bargeld, Enda Walsh, Stuart Staples ed Erik Friedlander, e ha realizzato progetti con Charles Fréger e la Fondazione Feltrinelli.

 

Arrivano i Dunque

Dopo il tour di Trascendi e Sali, Alessandro Bergonzoni torna a Schio per affabulare il pubblico con le sue acrobazie linguistiche. “Un’asta dei pensieri dove cerco il miglior (s)offerente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari d’uccello o di poeta”. L’artista bolognese abita un luogo scenico, multifunzionale, dove proseguire la sua ricerca nei territori che in questi anni lo hanno visto partecipare attivamente ad avvenimenti sia artistici che sociali, applicando la “…congiungivite dove varco il fraintendere, fino all’unità dismisura, tra arte e sorte, fiamminghi e piromani, van Gogh e Bangkok, bene e Mahler, sangue fuori mano e stigmate, stigmate e astigmatici, Dalì fino Allah.”
Se in questo nuovo allestimento vogliamo trovare un’altra cifra bergonzoniana, insieme ovviamente alla scrittura comica, dovremo cercarla nella “Crealtà”, altra sua invenzione, che esplicita la vera tensione morale di questo artista unico: il tentativo di ricreare una realtà che non solo non ci basta più, ma che possiamo/dobbiamo reinventare giorno per giorno alla ricerca di un futuro di pace assoluta e definitivamente più accogliente.
Quindi “Arrivano i Dunque” perché i tempi sono colmi e come si chiede Bergonzoni: “Manca poco? Tanto è inutile? Non per niente tutto chiede!”.

ALESSANDRO BERGONZONI
Nasce a Bologna nel 1958. Artista, attore, autore. Quindici spettacoli teatrali al suo attivo e sei libri. Nel cinema: Pinocchio (2001) di R. Benigni e Quijotet (2006) di M. Paladino. Da anni scrive Aprimi Cielo sul Venerdì di Repubblica e Il pensato del giorno su Robinson, dal 2005 espone in varie gallerie e musei. Ha vinto il Premio della Critica 2004/2005, il Premio Hystrio nel 2008 e il Premio UBU nel 2009. Nel 2020 per Garzanti esce Aprimi cielo, dieci anni di raccoglimento articolato. Nel 2022 gli viene assegnata la Coppa Volponi per il lavoro letterario, il Premio Nazionale Cultura della Pace-Città di Sansepolcro e, nel 2023, il Premio Montale Fuori di Casa. Nel 2024 inaugura al Mudima di Milano l’installazione Vite Sospese con Bill Viola.

Il ritratto della salute

Il teatro ci permette di affrontare i tabù e di avvicinarci a ciò che non vorremmo vedere ma che abbiamo necessità di attraversare collettivamente. Questa è la sfida che raccoglie Tempo Presente con questo monologo che racconta una storia vera, emotivamente forte, con l’energia della comicità.
Quando i medici le diagnosticano pochi mesi di vita per un tumore, Chiara Stoppa inizia a pensare a cosa dire alle persone care, per un degno saluto. Poi decide che è meglio alzarsi dal letto, stare meglio, vivere. E oggi, dopo molto più di quei pochi mesi, è ancora qui: in piedi per fare il suo lavoro di attrice, raccontando e facendo vivere ogni volta una storia che, questa volta, è semplicemente la sua.
La scrittura è frutto del lavoro condiviso con Mattia Fabris, amico della compagnia ATIR di Milano, che ha accettato di darle una voce scritta per incontrare le persone attraverso il teatro.
Nessun elisir di lunga vita, nessuna formula magica: solo una ragazza di 25 anni che affronta una malattia e, quando le dicono che sta per morire, decide di affrontare sé stessa. La malattia come passaggio. Come un viaggio in una terra lontana. Un viaggio dal quale a volte si torna indietro.

 

CHIARA STOPPA
Nata a Pordenone nel 1979, si diploma alla scuola del Piccolo Teatro di Milano. Ha partecipato come attrice a diversi spettacoli con la regia di Luca Ronconi. Dopo diverse esperienze lavorative con Peppino Patroni Griffi, Franca Valeri, Laura Marinoni, Gianfranco de Bosio e molti altri, dal 2008 lavora nella compagnia ATIR di Milano con la regia di Serena Sinigaglia e non solo. Si specializza anche nella conduzione e nella regia di spettacoli di teatro integrato con persone con disabilità e spettacoli/laboratori con e per bambini/e e ragazzi/e. Ha calcato il palcoscenico del Teatro Civico di Schio nel memorabile spettacolo L’Empireo di Lucy Kirkwood.

 

Baby Reindeer / Piccola Renna

Francesco Mandelli, attore asceso alla ribalta su MTV nelle vesti del “nongiovane”, è protagonista di Baby Reindeer / Piccola Renna, adrenalinico e desolante one man show che esplora l’ossessione, l’illusione e le conseguenze di un incontro casuale.
Il talentuoso e originale attore scozzese Richard Gadd ha scritto questo potentissimo monologo, per la prima volta tradotto e messo in scena in Italia, a partire da un fatto personale, interpretandolo con enorme successo nel 2019 all’Edinburgh Fringe Festival.
Da questa esperienza Netflix ha poi tratto nel 2024 l’acclamata miniserie omonima, diventata subito popolarissima.
La storia vede al centro un aspirante comico che lavora come barista in un pub di Londra e trascorre un’esistenza segnata dalla frustrazione e da un senso di inadeguatezza costante. Un giorno compie un atto di gentilezza verso una cliente trasandata e in difficoltà, offrendole una tazza di tè. Ma a partire da quel gesto, la donna inizia a sviluppare un’ossessione crescente e morbosa nei suoi confronti, cercando di insinuarsi con sempre maggiore insistenza nella sua vita e minandone ogni aspetto.

FRANCESCO MANDELLI
Attore, regista, autore, conduttore e musicista, esordisce nel 1998 su MTV prima di affermarsi in TV con I soliti idioti, Squadra antimafia e Non perdiamoci di vista. Al cinema recita in pellicole di successo, tra cui Generazione 1000 euro e la saga de I soliti idioti. Lavora come doppiatore (Paddington, Pets). In qualità di regista firma titoli come Bene ma non benissimo e Notti in bianco e baci a colazione. A teatro recita in Proprietà e Atto (regia di L. Lidi) e nei tour de I soliti idioti. In campo letterario è autore dei romanzi Osnangeles e Mia figlia è un’astronave.

A volo d’angelo

Tempo Presente prosegue con uno spettacolo pluripremiato sul tema della memoria, scritto e interpretato da giovani artisti della scena contemporanea.
Crazy Bosnian guy è una guida turistica e accompagna il pubblico per le strade della sua città, Mostar, nel sud della Bosnia Erzegovina. È un personaggio loquace, sopra le righe: il suo soprannome se l’è guadagnato sul campo. Mentre il tour procede, si viene risucchiati nel turbine dei ricordi. Crazy Bosnian guy negli anni Novanta era un ventenne: la guerra nei Balcani è viva nella sua memoria. Parla della ricchezza della Jugoslavia di Tito, del crollo della confederazione, dell’avvento di governi instabili, del sentimento jugonostalgico. E della situazione attuale, definita dagli stessi abitanti “una polveriera pronta a esplodere”.
Nelle sue note la regista spiega che il protagonista è un collettore di racconti, interviste, cevapi mangiati e sigarette fumate insieme ad abitanti di Mostar, Sarajevo e Srebrenica. La pièce racconta una storia avvenuta a pochi passi da noi, della quale si inizia già a ricordare molto poco.

FEDERICA COTTINI
Laureata in Lettere all’Università di Milano con una tesi sul teatro latino, si forma in Scrittura per lo spettacolo alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Segue workshop con artisti della scena contemporanea, tra cui Von Mayenburg, Massimiliano Civica e Arianna Scommegna, e collabora come assistente per le compagnie Carrozzeria Orfeo e I Gordi, andate in scena al Teatro Civico nelle scorse stagioni. Dal 2024 affianca Emanuele Aldrovandi in progetti cinematografici e teatrali.  Il suo testo A volo d’angelo vince i bandi “Vite dimenticate” (Pisa) e “Teatro. Voci della società giovanile”, debuttando nel 2024.

 

Flamingo

Tempo Presente si apre con il collettivo Elevator Bunker, che in questi anni ha stretto un sodalizio con il Teatro Civico, condividendo affinità artistiche e progettuali.
La prospettiva della compagnia valorizza le specificità individuali e mette al centro l’accessibilità e la professionalizzazione delle persone con disabilità cognitiva e neurodivergenti. In Flamingo il collettivo porta in scena una coreografia che, poco alla volta, rende visibile il processo di costruzione scenica.
Una sequenza di azioni si ripete e si trasforma: cambiano il ritmo, la dinamica e le relazioni si chiarificano. Ciò che sembra identico si rivela ogni volta diverso. In questo scarto si apre una riflessione sul nostro modo di guardare e sui meccanismi di giudizio quando qualcosa sfugge alle nostre aspettative. Ne emerge un lavoro lieve e stratificato in cui si mettono in discussione abilismo e stereotipi di genere.

 

MATTEO MAFFESANTI
Regista e filmmaker, è co-fondatore con Davide Pachera del collettivo Elevator Bunker. Grazie ad un background come operatore teatrale nel sociale, unisce solide basi educative a compe- tenze artistiche, che lo por- tano a sperimentare percorsi di creazione condivisa attraverso le arti performative. Dal 2012 partecipa come documentarista a progetti internazionali di ricerca coreografica. La collaborazione con coreografi italiani e internazionali ha contribuito a modellare un approccio creativo inclusivo, fondato sul dialogo e sull’attraversamento dei confini tra arti visive, performative e coreografiche.

Oltre

Alcuni avvenimenti incidono nella memoria collettiva non solo per il carattere tragico ma soprattutto per la mancanza di parole con cui interpretare gli eventi e trovarne un senso esistenziale. Con questa premessa inizia Grande Teatro, portando al Teatro Civico la nuova opera della pluripremiata regista Fabiana Iacozzilli.
Il 13 ottobre 1972 il volo 571 dell’aeronautica militare uruguaiana si schiantò sulle Ande con 45 persone a bordo della squadra di rugby Old Christians Club insieme ad alcuni amici e familiari. Allo schianto sopravvissero in 29 e dopo 72 giorni solo 16 di loro si salvarono. Il mondo venne a sapere che i passeggeri erano sopravvissuti cibandosi dei corpi dei loro amici.
Dopo oltre cinquant’anni, la regista e la dramaturg Linda Dalisi sono andate a Montevideo per incontrare i sopravvissuti e alcuni familiari di chi non è tornato, chiedendosi cosa cercano ancora oggi le persone in questa storia. Iacozzilli racconta nelle sue note che il linguaggio scelto è il teatro di figura, insieme alle voci delle testimonianze, perché le marionette, ispirate alle opere di Giacometti, accompagnano nella dimensione spirituale di cui la vicenda è intrisa.
Come spiega Ana Ines Lamas, sorella di una vittima, questa è una storia di ignoranza e di immaginazione: i ragazzi non conoscevano la neve e proprio per questo sono riusciti ad andare oltre, immaginandosi un modo per sopravvivere e inventandosi una strada per tornare a casa. Verso una linea di meta invisibile.

Se fossi morto, avrei donato il mio corpo agli altri affinché se ne servissero, affinché le mie braccia aiutassero e le mie gambe camminassero e i miei muscoli si muovessero e partecipassero al progetto di vivere.
(Roberto Canessa, sopravvissuto)

FABIANA IACOZZILLI
Regista e autrice, porta avanti un lavoro di ricerca sulla drammaturgia scenica e sulle potenzialità espressive del performer.
Dal 2011 è membro del LINCOLN CENTER DIRECTORS LAB. Tra i suoi spettacoli: La classe vince il Premio In-Box 2019, il Premio della Critica ANCT 2019 e il Premio UBU 2019 come miglior progetto sonoro; Una cosa enorme debutta alla Biennale Teatro 2020; Il grande vuoto riceve quattro candidature agli UBU 2024.
Si occupa di progetti che usano il teatro come strumento di interazione culturale. Nel 2023 cura Piccole donne – da L. M. Alcott – un laboratorio di teatro integrato con giovani donne che soffrono di disturbi alimentari. Nel 2025 è docente presso l’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico di Roma.

Pinocchio

Nell’ambito del Festival Colibrì del Circuito Multidisciplinare Regionale Arteven dedicato alle fragilità e alle arti sceniche, il Teatro Civico ospita il lavoro di Davide Iodice, regista innovativo che ha posto al centro della sua poetica la connessione tra arte e inclusione sociale.
“Da sempre ci siamo rivolti a Pinocchio come a un fratello simbolico dei ragazzi con sindrome di Down o autismo, o Williams, o Asperger” racconta il regista nelle sue note. Pinocchio e l’intera compagine simbolica della favola sembrano incarnare tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile, incompresa, nel cui tormento si specchia una società di adulti da
macchietta o in rovina. Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi, con la loro carica anarchica e dirompente.
Il regista porta in scena il concetto di “normalità”, inteso come il diritto ad avere momenti di felicità, di espressione, di condivisione. L’ispirazione nasce dal momento in cui Pinocchio, ritrovando Geppetto nella pancia della balena, chiede cosa succederà dopo che la candela si sarà spenta, quando saranno al buio. Geppetto non riesce a trovare la risposta, la soluzione la troverà Pinocchio.
Cosa succederà dopo? Questa è la domanda principale che si pone qualsiasi genitore di un ragazzo fuori dall’ordinario. La risposta non spetta solo alla famiglia, ma anche alla società, alla comunità.

DAVIDE IODICE
Diplomato in regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” con il Maestro Andrea Camilleri.
È ideatore e direttore artistico della Scuola Elementare del Teatro | conservatorio popolare per le arti della scena. Ha collaborato con Carmelo Bene, Leo De Berardinis, Carlo Cecchi, Roberto De Simone. Lavora in diversi luoghi del disagio tra cui l’Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà di Roma, il Carcere di Volterra, della Giudecca e di Nola.
Tra gli ultimi premi ricevuti: 2023 Premio Internazionale Ivo Chiesa – Una vita per il teatro; 2024 Premio Speciale Ubu per Pinocchio/che cos’è una persona? e per la Scuola Elementare del teatro; 2024 Premio ANCT Associazione Nazionale Critici del Teatro.

All’italiana

Tre meraviglie “italiane” attendono il pubblico del Teatro Civico in questo concerto sinfonico di anteprima della Stagione 2026/2027.
L’Italia, fino all’Ottocento, era considerata il Paese europeo della musica e tutti coloro che volevano apprendere e imitare il tanto celebrato stile italiano, visitavano il Bel Paese. Due secoli dopo, in un presente così diverso, in cui sono i musicisti italiani ad andare all’estero per imparare e soprattutto lavorare, ci restano le pagine di grandi compositori che hanno celebrato la bellezza di quel glorioso passato.
Una di queste è l’Ouverture in Do maggiore “im italienischen Stile” op. 170 D. 591 di Franz Schubert, ossia un’ouverture “in stile italiano” composta nel 1817, che vuole emulare la freschezza ascoltata da Schubert nelle opere del tanto ammirato Rossini.
In un contesto socioculturale simile nasce la Sinfonia n. 4 in La magg. op. 90 di Felix Mendelssohn Bartholdy, nota appunto come “Italiana” in quanto ispirata dalle atmosfere che egli trovò nelle città italiane, da lui visitate a partire dal 1830.
La terza meraviglia italiana non è un’opera del passato ma un esecutore del presente, in rappresentanza di un’intera generazione di giovani musicisti del nostro Paese, che si affaccia al mondo della classica internazionale. Si chiama Vikram Francesco Sedona e propone al pubblico di Schio il Concerto n. 2 per violino e orchestra di Wieniawski in quanto a breve sarà in Polonia per le fasi finali del Concorso “Henryk Wieniawski”. È un onore per la città di Schio ospitare e “lanciare” un giovane solista del territorio che si appresta a competervi.

VIKRAM FRANCESCO SEDONA
Solista e camerista di Treviso, si è esibito in sale da concerto prestigiose come l’Elbphilharmonie di Amburgo, il Teatro La Fenice di Venezia, l’Auditorium RAI di Torino, L’Opera Garnier di Montecarlo, la Filarmonica di Sendai in Giappone. È vincitore di numerosi premi ai concorsi internazionali George Enescu, Long-Thibaud, Vittorio Veneto, Andrea Postacchini, Valsesia.
Come solista si è esibito con orchestre quali l’Orchestra Sinfonica della Rai, Orchestra del Teatro La Fenice, Orchestra della Radio Polacca NOSPR di Katowice, Orchestra da Camera di Colonia collaborando con direttori come Markus Stenz, Andrea Marcon, Ottavio Dantone, Christoph Poppen, Kaspar Zehnder.
Diplomatosi al Conservatorio di Castelfranco Veneto, prosegue i suoi studi nella classe del M. Enzo Ligresti e del M. Giorgio Fava.