Cenni storici
Nel corso del 1800 a Schio si trovavano 3 teatri, ma non erano abbastanza per il crescente fermento culturale di quegli anni. Alessandro Rossi, nipote dell’omonimo imprenditore, decise così di istituire nel 1906 la Cooperativa per il Teatro Nuovo con l’obiettivo di costruire un altro teatro che potesse accogliere le richieste dei cittadini. Dopo 3 anni, il 9 giugno 1909, si inaugurò il nuovo Teatro Civico con 14 repliche programmate dell’opera “Mefistofele” e spettatori provenienti da tutta la provincia. Un evento aspettato da tutta la cittadinanza.
Il bando indetto per la progettazione del nuovo Teatro Civico fu vinto dall’architetto Ferruccio Chemello con un progetto che mescolava stile liberty e neoclassico. La struttura, rimasta la stessa ancora oggi, è quella di un teatro all’italiana: sala a ferro di cavallo che abbraccia il palcoscenico composta da platea, palchetti di primo e secondo ordine, galleria e ampio loggione. Per chi sta sul palco la sensazione è quella di essere accolto in un grande abbraccio.
Nel foyer, la targa decorativa, donata dallo scultore veneziano Carlo Lorenzetti e posta in cima all’accesso centrale che all’epoca portava alla platea, recita: “Alla industre Schio perché nell’arte trovi sollievo e diletto. La Presidenza di questo teatro sorto per generose sottoscrizioni cittadine. Dedica MCMIX”. Questa dedica sottolinea che il teatro nacque per espressa volontà e dedizione dei cittadini, diventando punto di riferimento per l’attività culturale della città.
La polifunzionalità è sempre stata una caratteristica del Teatro Civico. Sin dai primi anni, il Civico accanto all’opera, all’operetta e alle conferenze, ospitò anche generi meno convenzionali ma allora molto popolari, come il trasformismo, l’illusionismo, il circo equestre e il varietà. Nel corso del tempo si tennero anche altre attività tra cui balli in maschera, feste carnevalesche e tè danzanti, ma anche avvenimenti sportivi, come il Concorso Internazionale di Lotta e la tournée di lotta libera.
Tra le pagine più curiose della storia del Teatro Civico, scopriamo inoltre che è stato la casa di una famiglia. Infatti, verso la fine degli anni Trenta, il bar del teatro fu dato in gestione ad una famiglia a cui fu concesso di vivere all’interno di alcune stanze vicino ai camerini.
Le due grandi battute d’arresto nella storia del Teatro Civico coincidono con le due guerre mondiali. Con l’inizio della Grande Guerra il Teatro Civico venne chiuso e convertito in deposito di armamenti della Sussistenza Militare. Il 5 agosto del 1916 per cause ignote, la parte centrale del teatro (palco e proscenio) prese tragicamente fuoco: il lampadario centrale cadde con grande frastuono causato dallo scoppio contemporaneo di 150 lampadine, la stessa fine spettò all’affresco del cornicione del boccascena, mentre si salvò, quasi miracolosamente, il sipario di velluto. Ciononostante, quest’ultimo scomparve “inspiegabilmente” durante la chiusura del teatro negli anni 70. Durante la seconda guerra mondiale il teatro restò invece attivo con eventi di piccole compagnie locali, incontri di pugilato e altre proposte.
Al termine del conflitto, la situazione economica e sociale era completamente cambiata. L’avvento del cinema e poi della televisione, contribuirono ulteriormente ad un calo della partecipazione aggravando le difficoltà economiche del Teatro. Per il Civico non fu più sostenibile mantenere l’attività operistica così negli anni 50 andò in scena l’ultima opera “Rigoletto” e il Teatro venne convertito in cinematografo. Nel 1968 l‘edificio chiuse definitivamente. L’incuria e il passare del tempo determinarono una rovina generale della sala teatrale fino a renderla completamente inagibile: il palco era sfondato, il tetto crollato e la pioggia bagnava un luogo amato dagli scledensi che all’inizio del secolo ospitava 1.500 spettatori a serata.
Il Teatro Civico venne acquisito dal Comune di Schio nel 1981 e nel 1993 fu istituita la Fondazione Teatro Civico con il compito di restaurare il teatro e promuovere la cultura.
Il momento di svolta fu però la registrazione dei 6 monologhi di Marco Paolini per la trasmissione Report nel 2003. Concluso il lavoro, Marco Paolini, affascinato da questo teatro in stato di rovina, scrisse una lettera aperta ai cittadini scledensi nella quale li invitava a prendersi cura del teatro. Il Comune istituì così un gruppo di lavoro formato da registi, architetti, tecnici teatrali e da un numero limitato di spettatori. Nel 2005 prese così vita un programma di eventi pensati per “testare” il Civico dal titolo Lotto Zero. Gli artisti e tutti gli spettatori furono chiamati ad esprimere la propria opinione rispetto al futuro del teatro. Nel corso del dibattito partecipato emersero posizioni e opinioni differenti ed è proprio grazie a questa sinergia di idee che il Teatro Civico è stato restituito alla cittadinanza così come lo viviamo oggi.
Il restauro del Teatro Civico
Lotto Zero ha segnato la prima riapertura del Civico dopo anni di chiusura. Il progetto ha proposto e raccolto esperienze di teatro vissute e meditate dai cittadini che hanno espresso la loro idea di restauro dopo aver partecipato quali spettatori allo svolgimento di 7 spettacoli (musica, prosa e monologhi, tra cui il memorabile “Polvere”).
Che fare della rovina? Le possibilità erano due: “imbellettare il teatro”, ripristinarlo a com’era esattamente nel 1909, oppure agire secondo le parole dell’Architetto Valeriano Pastor che ha curato il progetto di restauro: “Ciò che è rotto, rotto deve rimanere”.
Ed è proprio questa la linea fondamentale che si dà la commissione per il restauro del teatro, quella di mantenere la rovina di stucchi, dipinti, decorazioni e di fermarla allo stato in cui è stata trovata. Non per mero amore del degrado ma, al contrario, con l’intento di dar maggior valore alla memoria senza sovrapposizioni e mescolanze tra vecchio e nuovo, seguendo il principio del Restauro Conservativo.
Questa scelta deve però fare i conti con l’adeguamento tecnologico odierno e quindi nel progetto viene previsto un apparato tecnico contemporaneo che possa rispondere alle necessità del presente e recuperare quel principio di flessibilità e polifunzionalità che ha caratterizzato la nascita del Teatro Civico.
“Il principio della flessibilità, della mutevolezza, della multifunzionalità che vuole essere apertura al mondo – riscatto di aver lasciato un’opera architettonica in abbandono.” – Valeriano Pastor
Il teatro doveva essere dotato di tutti quegli elementi tecnici per permettere un buon livello di comfort termico da una parte e, dall’altra, di tutte le dotazioni scenotecniche per conferirgli molteplicità e flessibilità di utilizzo. Inoltre doveva essere prestata la massima attenzione per rispettare l’acustica del teatro.
Ogni scelta operata, ha cercato di non scostarsi mai troppo dagli obiettivi fissati in partenza.
L’impianto originario del complesso storico è costituito da 3 corpi di fabbrica: il foyer con la Sala Calendoli; la platea con due ordini di palchetti, galleria e loggione; infine il palcoscenico. Il progetto ha mantenuto lo scheletro formale e ne ha aumentato le potenzialità adeguandole alle molteplici esigenze del contemporaneo.
La macchina teatrale permette di avere diverse configurazioni dello spazio e del rapporto tra spettatore e attore: oltre a quella classica con palcoscenico sopraelevato di 108 cm rispetto alla platea, sarà possibile avere un assetto con platea allo stesso livello del palcoscenico. Non è stato possibile attuare l’idea di Lotto Zero di avere un palcoscenico a singoli moduli mobili, ma tale configurazione potrà essere ottenuta sovrapponendo piattaforme praticabili ad assetto variabile.
Sono stati ricavati due volumi interrati, uno fuori sedime storico, in stretta adiacenza a questo; l’altro interno al teatro al di sotto dello spazio scenico e della fossa orchestrale. Nel primo sono allocate tutte le centrali tecnologiche relative agli impianti meccanici ed elettrici. Nel secondo trovano deposito temporaneo gli apparati scenotecnici e le sedute amovibili.
Le dotazioni del palcoscenico, quali camerini e scale di servizio, già definite nel progetto originario di Ferruccio Chemello, sono state riqualificate mantenendo inalterata la distribuzione ai piani e l’affaccio sul palcoscenico, funzionale agli addetti alla macchina scenica.
È stata realizzata una nuova graticcia (l’originale era andata distrutta nel crollo del 1985) ed una passerella aerea tesa tra le barcacce oltre l’arco scenico anch’essa attrezzata da dispositivi scenotecnici. Il sistema si completa con le americane nascoste nelle nicchie del nuovo soffitto della platea. La metodologia d’intervento sull’apparato decorativo del bene culturale ha declinato le tre fasi di pulizia, consolidamento e protezione.
Coerenti con lo spirito di Lotto Zero il restauro è stato condotto seguendo il criterio di fissare il palinsesto stratigrafico senza ricostruire apparati, plastici e pittorici, che sono andati nel tempo in gran parte perduti. Uniche eccezioni i lacerti del dipinto dell’arco scenico, gli stucchi e le dorature del boccascena, le decorazioni a festone della cavea teatrale.
Le scelte cromatiche sono coerenti con i pigmenti e le saturazioni storiche. Il carattere contemporaneo dello spazio teatrale è stato marcato con l’impiego di cromie e di tecniche proprie del moderno. Il nuovo controsoffitto impostato al di sopra della platea, palchetti, galleria e loggione è stato realizzato con tecnica a spatolato semilucido e pigmento che unisce il calore della porpora al nerofumo. I nuovi intonaci parietali a base calce nella cornice del dipinto dell’arcoscenico sono stati trattati con impacchi umidi di carta da giornale.
L’illuminazione generale della sala proviene dalle americane nel soffitto della platea e quella dei palchetti da feritoie praticate nel controsoffitto.
Il telaio in cemento armato realizzato tra il 1907 ed il 1909 con brevetto Hennebique e i relativi orizzontamenti sottili sono stati consolidati con tecniche poco invasive a base di nastri in fibra al carbonio e aramidica su travi e solai, e con scarifiche dei solai e rinforzo con getto di soletta collaborante. Tali tecniche hanno permesso di mantenere il più possibile inalterati spessori e tipiche sagome geometriche.
Il complessivo miglioramento sismico del complesso strutturale ha reso necessario il consolidamento e la parziale sostituzione/integrazione delle travi/capriate di copertura ed il controvento della scatola muraria con tiranti metallici.
L’intero complesso teatrale è stato adeguato alle normative di prevenzione incendi sia in termine di percorsi ed uscite di emergenza che di sistemi attivi e passivi. La sicurezza contro le cadute nel vuoto di spettatori è stata ottenuta con nuovi parapetti metallici.
L’involucro è stato oggetto di un parziale intervento di miglioramento energetico ottenuto con contropareti interne, funzionali alla mascheratura di impianti a parete e con la realizzazione di nuovi serramenti.
La climatizzazione degli spazi teatrali è garantita da un complesso impianto aeraulico combinato ad un sistema radiante a parete e soffitto a bassa temperatura. In platea ed in galleria, struttura del pavimento ed impianto si integrano nel plenum, guscio-polmone che ha il compito di immettere aria a bassissima velocità attraverso griglie a pavimento. È stato mantenuto e meccanizzato il sistema di raffrescamento del teatro attraverso le aperture ovali del controsoffitto della platea che permettono di sfruttare i benefici portati dalla brezza del Pasubio.


