Cari Amici,
cari sia perché alcuni di voi sono amici fraterni, sia perché mi è cara l’attenzione e la passione con cui tutti voi state affrontando la ricerca della migliore soluzione per la conservazione e la destinazione del Teatro Civico di Schio. Già il fatto di aver investito tutto questo tempo ed energie sul domandarsi cosa fare di questo monumentale spazio senza dar nulla per scontato è un segno di cittadinanza di valore assoluto in questi tempi.
Non entro in merito ai vari aspetti della questione che conoscete meglio di me, ma non posso ignorare il fatto che in tempi di ristrettezze di bilancio delle pubbliche amministrazioni, progettare un contenitore come questo è una sfida al realismo e questo è un altro valore fondante ai miei occhi.
Sono restio a intervenire su scelte che competono a una comunità perché credo nel rispetto dell’autodeterminazione. Tuttavia per il legame che ormai mi lega a questo luogo dopo le registrazioni fatte per la trasmissione Report l’estate del ‘03 trovo giustificato scrivervi non potendo essere presente a questa importante occasione.
Credo che la conservazione del Teatro Civico nello stato più vicino a quello attuale offra al teatro italiano qualcosa di assolutamente unico con cui confrontarsi. Un luogo per il quale progettare eventi, dove far crescere esperienze, formare linguaggi facendo dialogare gli elementi del teatro, lo spazio, il suono, la parola, la luce, il movimento, in modo non scontato. Credo che anche il cinema o la televisione troverebbero in quel luogo fonti di ispirazione, ambientazioni.
Non è un capriccio quello di non riparare i buchi, di non rifare la sala, di non farlo “uguale” a mille altri per avere di nuovo un teatro importante. Credo che la suggestione potente che viene da quel luogo possa essere il motore di qualcosa che verrà nel tempo crescendo anche intorno al Civico e lasciando segni nel territorio. Non è una certezza, ma una speranza concreta. Certo occorra fermare il degrado e ripartire per gradi con la stessa pazienza con cui si progetta un parco e poi bisogna aspettare che le piante crescano. Mi fermo qui perché il mio intento non è convincere gli scettici, ma invitare tutti voi a proseguire in questa utile, emozionante fase di pensare oggi un Teatro Civico.
Con affetto
Marco Paolini
Padova, 13 settembre 2004


